Sulle Tracce dell'Estetica

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Introduzione

Il termine estetica viene utilizzato, nel linguaggio comune, per designare il lato esteriore, bello, delle cose, siano esse oggetti, persone o concetti. La bellezza e il modo in cui la percepiamo riguardano ognuno di noi, perché anche inconsciamente classifichiamo, per esempio, un libro, un brano musicale, un quadro, come bello o meno, secondo criteri personali. Le opinioni a riguardo dell'estetica e del concetto di bellezza sono molto varie e diversificate, tanto che, verso la metà del Settecento, l'estetica si impose come branca della filosofia a sé stante. Anche precedentemente, però, la bellezza godeva di profonda considerazione. Allora, perché venne isolata come valore a sé stante solo nel Settecento?

Van Gogh: "La Notte Stellata"

Arte e Bellezza nell'Età Classica

Nell'Antica Grecia, il termine kalokagathia, tradotto in Italiano con "bellezza", conteneva dentro sé un significato molto più preciso. La kalokagathia per i Greci era la bellezza data dall'equilibrio tra le parti, dall'armonia, dal "non dissidio". Lo dimostrano, per esempio, le sculture dell'età classica, tese a rendere l'idealizzazione dei corpi, proiettati verso il divino. L'umanità, attraverso la ricerca della forma perfetta, ideale, tendeva verso una realtà superiore, alla realtà originaria, la divinità.

I principali filosofi dell'età classica greca, Platone di Atene e Aristotele di Stagira, nutrivano per la bellezza e l'arte delle teorie diverse, a tratti opposte. Per Platone, così come gli oggetti sono copie delle idee, le opere artistiche sono copie imperfette degli oggetti e delle emozioni. L'arte è, quindi, doppiamente una copia, imitazione della natura. Per Aristotele, al contrario, l'arte possiede un significato universale. L'imitazione è un atto naturale, un istinto degli esseri umani, un diletto; permette di cogliere l'essenza e la natura autentiche della realtà, la "struttura ideale". Per realizzarsi, l'arte combina quattro caratteristiche fondamentali: la coerenza, la proporzione, la simmetria, la completezza. Aristotele visse in una fase transitoria, mentre stava germogliando l'età ellenistica. Un periodo storico in cui si cominciò ad affacciare l'attenzione al sentimento umano, oltre la proporzione matematica. Nell'Ottocento, Nietzsche distinse lo spirito apollineo, che nutrì l'arte classica, e lo spirito dionisiaco, che contraddistinse l'arte ellenistica. Il primo è caratterizzato da una profonda attenzione per l'ordine razionale e matematico, la grazia, l'ordine armonico, concetti riassunti dai Greci nel termine kosmos.  Il secondo, al contrario, si fonda sul furore, lo squilibrio, la sproporzione, l'irrazionalità, il sentimento, e prende dai Greci il nome di kaos. Raffinate opere quali il Parthenon, e i fregi raffigurati sulle sue pareti, intendevano proprio simboleggiare la vittoria del kosmos sul kaos.

Per i Romani, almeno inizialmente, le manifestazioni artistiche erano legate all'utilità, alla praticità. Non si tratta, dunque, di scelte legate a ragioni estetiche, ma a esigenze quotidiane. Il modello etrusco aveva dimostrato la caducità delle sole sostanze rintracciabili in natura, per questo l'obiettivo principale del popolo romano era dotare la città di infrastrutture durevoli e resistenti. Le città, costruite sui resti di accampamenti militari e delimitate dal pomerium, erano divise in quattro "quadranti" dalle strade principali, una verticale una orizzontale, il cardo e il decumano. All'incrocio di queste sorgeva la piazza, il luogo dei mercati e delle riunioni politiche, il foro.

Fu in età imperiale che si svilupparono i criteri di firmitas (rigore), venustas (bellezza, grazia) e utilitas (utilità pratica).

"Scuola di Atene" (Raffaello)

Contrapposizione Ars/Natura

Il termine latino ars non va inteso con il significato attuale della parola "arte". Non si tratta di una manifestazione creativa, bensì di una formazione sul piano razionale, conoscenze che possono trasformarsi in opere concrete. Per il filosofo della corrente stoica Seneca, esiste un'ars vitae, l'impegno individuale di stare al mondo secondo i precetti della filosofia. Con Seneca si sviluppò il concetto di "arti liberali", il cui obiettivo non è meramente materiale, bensì ogni individuo necessita di tali arti per sviluppare la virtus, la consapevolezza, l'eccellenza morale.

Il pensiero latino fu contraddistinto da quello che si potrebbe definire il contrasto tra ars (conoscenza, formazione) e natura (talento). Si tratta di un dibattito secolare, che il poeta Orazio sintetizzò nell'affermazione che entrambe fossero necessarie. Nello specifico, Orazio si riferiva al proprio campo, l'ars poetica: il buon poeta è preparazione o talento? Se, da una parte, è vano uno studio "senza divite vena" (senza vena divina), dall'altro essere poeti è innanzitutto dedizione. Nessuno può chiamare se stesso poeta se non si sottopone a un costante labor limae (lavoro di lima). Siamo all'inizio della considerazione della poesia (e dell'arte in generale) come qualcosa di quasi "divino". La concezione dell'arte come trascendente la realtà raggiungerà i suoi apici nell'Ottocento, nel Romanticismo. Ancora prima, con l'autore francese Gustave Flaubert, l'artista aveva raggiunto la massima espressione di sé, eppure anche il massimo auto-nascondimento.

Ritornando al contrasto tra ars e natura, ci spostiamo sulla visione del pensatore e storico Plinio il Vecchio. Questi adotta una visione "universale" della natura, intendendola come "legge cosmica", a cui si contrappone l'opera dell'uomo, dell'individuo (ars). Sempre in Plinio il Vecchio, nasce una nuova contrapposizione: tra ars (libertà d'azione individuale) e ingenium (ingegno, intelligenza).

Dal Medioevo al Rinascimento

Nel Medioevo, la vita terrena venne considerata come "l'anticamera" della vita ultraterrena. Dante Alighieri, autore della "Divina Commedia", nel "De vulgari eloquentia" distinse tre stili letterari: tragico, comico ed elegiaco. L'arte è costituita dall'opera di Dio. Al centro dell'opera v'è la donna amata, Beatrice, rappresentazione terrena dello splendore divino. Per questo Dante viene spesso definito "uomo del Medioevo". Situazione che cambia leggermente con Petrarca, il quale visse un profondo dissidio interiore: da una parte, vorrebbe accedere a una vita autenticamente religiosa, mentre dall'altra è legata al mondo terreno dalle "catene di diamanti" (tra cui l'amore per Laura, la gloria, il denaro). Ad assumere una posizione di rilievo è, nel "Canzoniere", l'animo tormentato del poeta, non più la donna-angelo come nel Dolce Stilnovo.

Il prototipo dell'architettura gotica viene considerato l'intervento dell'abate Suger nella Basilica di Saint Denis, in Francia. Lo stile Gotico fu caratterizzato dall'utilizzo di volte ogivali (a sesto acuto) e dalla presenza di grandi vetrate policrome, attraverso cui entra la luce. Durante il Gotico, Giotto cercò di rappresentare gli spazi in maniera più simile possibile alla realtà, per esempio negli affreschi della Basilica di San Francesco ad Assisi, in Umbria. Il concetto di una vera e propria prospettiva venne introdotto da Leon Battista Alberti nel trattato "De Architettura". A questo punto della storia, però, siamo già nell'Umanesimo.

La focalizzazione sull'individuo, sulle sue preoccupazioni e gioie, caratterizzò l'Umanesimo e, in seguito, il Rinascimento. Durante l'Umanesimo (da humanae litterae) si rivalutò il mondo classico, greco e latino: molti letterati umanisti si dedicarono a un lavoro di collazione per riportare in vita le opere classiche copiate, e spesso modificate, nei monasteri. A caratterizzare quest'epoca fu l'antropocentrismo, ovvero la considerazione per il ruolo centrale dell'essere umano nel mondo. L'essere umano non è guidato nella sua vita solo da Dio, bensì la sua peculiarità è proprio il libero arbitrio, la possibilità di scelta, e l'indagazione della natura e della realtà. L'autore italiano petrarchista Angelo Poliziano credeva che la letteratura avesse la finalità di educare alla bellezza.

Dante Alighieri

Artigiano e Artista: la Rivoluzione Illuminista

L'epoca illuminista, riconducibile alla fase tra il Settecento e i primi anni dell'Ottocento, portò, com'è noto, alla rivalutazione della mente umana. Venne effettuata una distinzione tra la figura dell'artigiano e la figura dell'artista. L'artigiano crea oggetti materiali seguendo regole, mentre l'artista svolge un'attività spirituale grazie all'estro e seguendo la propria inclinazione. A rendere possibile questa distinzione furono alcuni cambiamenti fondamentali:

• la maggiore libertà e possibilità di invenzione dell'artista;

• la nascita di un pubblico, in tal modo l'opera artistica diveniva patrimonio comune e non era solo appannaggio di ricchi committenti;

• la modernizzazione del lavoro, ossia la divisione dei compiti fra i contribuenti e la specializzazione in un determinato campo.

La prima "Aesthetica" venne scritta dal filosofo tedesco Alexander G. Baumgarten nella metà del Settecento. Egli credeva che nel termine "estetica" fossero inscritte tutte le rappresentazioni sensibili dalla realtà. Le espressioni artistiche sono diverse dalle espressioni matematiche in quanto le prime sono chiare e confuse, mentre le seconde sono chiare e distinte. Un'espressione è chiara se si può individuare cosa rappresenta, distinta se è possibile definire le sue note caratteristiche. In seguito, nell'ultimo ventennio del Settecento, il filosofo tedesco Immanuel Kant riprese il significato etimologico del termine nella "Critica della Ragion Pura", mentre ne limitò il significato al solo studio del bello nella "Critica del Giudizio". A proposito dell'arte, egli sosteneva che l'arte donasse al fruitore un piacere disinteressato, in quanto si crea una sorta di accordo tra la cosa e noi.

Il filosofo idealista Schelling sosteneva che l'artista riuscisse a infondere lo spirito in una sostanza finita e materiale. Per Hegel l'arte costituisce il primo, il più basso dei tre momenti, dei tre "gradini", in cui si realizza lo spirito.

Immanuel Kant

Arte tra Celare e Rivelare

Il filosofo tedesco ottocentesco Friedrich Nietzsche credeva che l'arte, oltre a esprimere, celasse. Dunque, l'artista sceglie di non comunicare sempre apertamente i suoi pensieri, bensì di velarli, per esempio sfruttando il simbolismo evocato dai termini o dagli oggetti rappresentati.

La conoscenza non è più appannaggio del campo logico-scientifico, bensì si estende anche all'arte. Hans-Georg Gadamer, vissuto dagli albori del Novecento ai primi anni del Duemila, affermò che l'estetica è "partecipazione di verità". L'arte, come il gioco (si rimanda alla concezione nichilista della vita come gioco, ripresa dal presocratico Eraclito) possiede una vita propria. Il sapere stesso non è perfettamente definibile.

Luigi Pareyson e la Formatività dell'Arte

Il filosofo novecentesco italiano Luigi Pareyson sostenne il ruolo formativo dell'arte, la quale rappresenta l'unificazione di produzione e invenzione. L'opera, oltre a incarnare la personalità e lo stile dell'autore, cerca di andare oltre la fisicità, la realtà materiale, in una dimensione metafisica. L'interpretazione, personale ma anche di carattere universale, rivela la verità metafisica insita nell'opera. L'ispirazione e la materia creano un dialogo tra artista e materia, attraverso il quale nasce una forma, appunto l'opera d'arte.

"Come forma l'opera d'arte è un'infinità rinchiusa in un finito, e per questo permette infinite interpretazioni". (Luigi Pareyson)

Henri Bergson e l'Intuizione Estetica 

Fu il francese Henri Bergson a proporre l'idea che l'arte offrisse un modello per comprendere a fondo l'evoluzione creatrice, la quale aveva permesso alle forme viventi di svilupparsi a partire da un soffio vitale (élan vital). Per Bergson, l'arte causa ipnosi nel fruitore, tuttavia questa teoria venne ampiamente criticata. Difatti, l'ipnosi implica passività, mentre l'arte, stimolando il fruitore, implica partecipazione attiva. Bergson criticò il positivismo e, in generale, negò l'ipotesi secondo la quale tutti i fenomeni naturali potessero essere compresi attraverso spiegazioni fisico-matematiche: un esempio è offerto, per Bergson, dalla psiche. Per comprendere la vita della coscienza è necessario un consapevole ritorno all'istinto, che da Bergson prese il nome di "intuizione". L'intelligenza, al contrario, è assimilabile a un meccanismo cinematografico, il cui movimento è una serie di immobilità successive.

Di Bergson offrono prospettive interessanti le teorie sul tempo. La "durata reale" è rappresentata dalla nostra percezione interiore del tempo, soggettiva, e quindi diversa per ognuno di noi. Il rintocco degli orologi scandisce, al contrario, il "tempo spazializzato", convenzionale. Del resto, è proprio la coscienza a offrire la base per ricerche speculative. Questa visione si può ritrovare anche in tempi più antichi, nel poeta latino Orazio, quando afferma di godersi il presente, poiché del futuro non c'è certezza. O anche in Lorenzo de Medici, il quattrocentesco signore di Firenze, figlio di Cosimo e nipote di Piero, il quale, oltre ad accogliere poeti e filosofi nella sua corte, compose egli stesso alcuni versi: "Chi vuol esser lieto, sia, del domani non c'è certezza" (da "Canzona di Bacco").

Si può quindi concludere questo viaggio notando come l'arte sia profondamente evoluta con il passare del tempo, arricchendosi di nuove sfaccettature e interpretazioni filosofiche.

Orologio e il senso del Tempo
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